giovedì 10 settembre 2026

La lezione di Roberto Loddo

In ricordo di un militante anomalo in tempi di frazionamenti, integralismi e intolleranze - di Benigno Moi

Per me prima, una quindicina di anni fa, Roberto era quello che stava con Gisella Trincas e gli altri dell’Asarp, l’Associazione Sarda per l’Attuazione della Riforma Psichiatrica, della quale continuavo a seguire saltuarialmente qualche evento. Erano anni in cui, per motivi famigliari, frequentavo solo marginalmente ed occasionalmente iniziative di movimento e associazioni.

Poi fummo assieme nel 2017, per la campagna Ero straniero, di cui fu uno dei promotori in Sardegna e per la quale con l’associazione Madiba gestimmo la raccolta delle firme a Sinnai, anche con un certo successo.

Rincontrai e vidi spesso Roberto quando ripresi a frequentare l’ASCE, di cui allora lui era l’addetto stampa; e spesso il solerte verbalizzante di riunioni e assemblee e, ancora, quello che portava il pc per permettere le riunioni anche a distanza, connettendosi al cellulare quando non eravamo in sede, e pochi allora lo sapevano fare.

Pur vedendoci spesso non ricordamo subito che ci eravamo conosciuti molto tempo prima, incontrati almeno due volte.

Una nel 2002, quando da studente liceale e rappresentante della Consulta provinciale degli studenti organizzò nella sua scuola una conferenza e un concerto sulla questione rom, portando a Cagliari Santino Spinelli. Conferenza e concerto che ricordavo bene, perché vi partecipai per conto dell’Asce che collaborava all’iniziativa.

La seconda, anzi la prima volta che ci incontrammo, fu quando lui frequentava la classe 1ªD delle Scuole Medie a Dolianova, nell’anno scolastico 1992/93, ed io ebbi un breve incarico come supplente di disegno proprio nella sua sezione. Me ne resi conto solo quando, quasi 15 anni dopo, vidi una foto che feci a quella classe (capitava le facessi per ricordare meglio i ragazzi associando visi a nomi), e lo riconobbi subito.

Né io né lui ricordavamo la cosa, e quando gli portai la foto ne ridemmo divertiti, con lui e con gli altri compagni dell’ASCE; anche perché quel ragazzino undicenne, nella foto appariva uguale a com’era diventato/rimasto da grande, lo stesso sorriso allegro e quasi spavaldo. Aveva pure un gilerino di lana rossa, come portava spesso anche da trentacinquenne.

 

Dopo che dovette lasciare l’impegno all’Asce e si dedicò molto alla direzione del manifesto sardo, ci si incontrava in giro, a qualche evento Asarp o ad iniziative sulle tematiche legate alle varie battaglie su carcere e diritti, in tutte le sue declinazioni, cui raramente mancava. E, ovviamente e quasi sempre, nelle piazze.

Non sempre condividendo quel che l’altro diceva o faceva, ma sempre dalla stessa parte, consapevoli e rispettosi del rispettivo impegno.

Anche qui in Bottega abbiamo spesso riportando interventi suoi e del manifesto sardo, ne ricordo qualcuno:

Jacinda Ardern e il nostro diritto al fallimento

Perché sparano sugli africani?       

Takoua Ben Mohamed, fumettista

 

Speriamo tutti si chiariscano presto alcuni aspetti legati alla sua morte, cui accenna la sua pluridecennale compagna di lotte e presidente dell’ASARP Gisella Trincas. Comunque sia andata Roberto ha lasciato un esempio di come si possa provare a tenere insieme i pezzi della sinistra alternativa, dei movimenti che lottano per la difesa e la riconquista dei diritti, sapendo che qualche volta è opportuno mediare. E, sempre, è necessario ascoltare.

Dio o chi per lui sa quanto abbiamo sempre più bisogno di questa lezione, in tempi di lacerazioni, trappole ideologiche, schematismi.

Riprendiamo alcune delle cose scritte a caldo da chi lo ha conosciuto, e i link a come ne ha parlato la stampa isolana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un servizio di UNO4 TV

Roberto Loddo con Gisella Trincas ed Ettore Cannavera

 

Claudia Sarritzu Ghironi per Fondazione Berlinguer

L’aula magna del liceo Dettori era ancora quella delle origini. Le sedute in legno e in pelle rossa un po’ squarciate. L’odore di vecchio, ma bello.

Avevo 14 anni ed era una delle prime assemblee di istituto a cui partecipavo. Ti avevano invitato i nostri rappresentanti. Eri più grande e sapevi parlare bene in pubblico. Devo aver pensato che mi sarebbe piaciuto avere la tua naturalezza. Forse ancora oggi mi ispiro a te.

È molto difficile scrivere di un amico a poche ore dalla sua scomparsa. Ma Roberto Loddo era anche un collega giornalista e tante, tantissime cose. Così faccio un grande respiro e provo a spiegarvi con quale assenza da oggi dovremo avere a che fare tutte e tutti. Anche chi non lo conosceva.

Era un compagno, un militante, un cittadino modello, un giusto. Un punto di riferimento per tutta la comunità Asarp, l’associazione sarda per l’attuazione della riforma psichiatrica, e presidente della cooperativa sociale Il Giardino di Clara. Si occupava di assistere, in percorsi di emancipazione lavorativa, le persone che vivono la condizione della sofferenza mentale. Nello stesso ambito aveva coordinato il progetto Radio Onde Corte, prima radio della salute mentale in Sardegna. Era il direttore del Manifesto Sardo, rivista di approfondimento politico. Faceva parte della conferenza regionale volontariato e giustizia della Sardegna, organo di rappresentanza degli enti e delle associazioni del volontariato nel mondo delle carceri in Sardegna.

Roberto Loddo era una casa. La sua casa a Stampace dove faceva incontrare le persone, ma soprattutto le idee e la gentilezza. Era le sue stampe sulla parete del lungo salone dove apparecchiava un tavolo infinito in cui potevi incontrare intellettuali di rango nazionale.

Roberto era l’amico che ti incontrava la mattina e anche se era di fretta, ti chiedeva come stavi. Te lo chiedeva davvero, con quella mano sulla spalla che appoggiava, quasi a trattenerti.

Roberto era i suoi gatti, Gianni e Michele che poi era Michela, una gatta obesa meravigliosa che quando si è capito che era femmina era troppo tardi e non le ha cambiato nome. Roberto era “su bixinau”, la Cagliari dei quartieri vecchi.

Roberto è tutto quello che mi ha insegnato, come a non vergognarmi di essere triste. Perché essere fragili non è una sconfitta. Non c’erano i matti per lui perché gli unici veri folli sono quelli che vivono in questo mondo stando a loro agio.

Roberto era la politica fatta per le persone, fuori dagli incarichi, compensi e ruoli.

Roberto non è mai stato volgare. Era gentile. Riusciva a non alzare la voce neppure con un fascista. Avrebbe risolto le guerre, fosse stato un diplomatico.

Roberto è. Sarà sempre un tempo presente. Perché siamo le cose che facciamo, insegnano e lasciamo in eredità agli altri. Tu ci sei sempre stato, testimone attivo di ogni battaglia e scelta e delusione.

Roberto è la nostra città. Mare, colli, strade strette. Vento.

Mi mancherà quel “sa sposa” detto per strada, quelle braccia larghe, quel sorriso in cui c’era tutta la speranza del mondo.

Da QUI

Sardegna Oltre

Rossana Rossanda diceva che «”Compagni” è qualcosa di simile e diverso da amici; amici è una cosa più interiore, compagni è la proiezione pubblica e civile di un rapporto in cui si può anche non essere amici ma si conviene di lavorare insieme». E Roberto Loddo, nel suo lavoro così come nella vita di ogni giorno, è stato un grande compagno.

Da direttore del Manifesto Sardo, ha reso il mondo del giornalismo isolano più attento, plurale. Ne ha allargato i confini facendo in modo che si evitasse di dover sgomitare per far sentire voci e istanze, e lo ha reso corale: un insieme di voci in lotta, e uno spazio di rivendicazioni dal cuore.

Da giornalista, ha creduto in un’idea di comunità che ha cura, che non lascia indietro, che è in grado di ascoltare ed essere critica, di tendere le mani e fare in modo che partecipare fosse un diritto da non mettere mai in discussione. Lo ha fatto con la consapevolezza di chi sa che il giornalismo serve non a mettersi al centro, ma a fare in modo che nessuno resti ai margini.

Da collega, ha messo in atto quel principio di solidarietà che è pilastro dell’architettura dei nostri doveri, facendo spazio agli altri e alle altre con la stessa generosità con cui, per tutta la vita, ha fatto spazio alle storie che riteneva giusto raccontare.

Ti salutiamo con il cuore in gola ma con la certezza che grazie al solco lasciato da ogni tuo passo, Roberto vive.

Da QUI

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https://www.labottegadelbarbieri.org/la-lezione-di-roberto-loddo/